Mobilità e Mezzogiorno
Il 7 e 8 maggio 2026 si è svolto presso l'Aula 27 (Edificio B2) del Campus di Fisciano dell'Università degli Studi di Salerno, il convegno "Mobilità e Mezzogiorno", organizzato dai dipartimenti DISPS, DISPC e DISUFF in collaborazione con il coordinamento nazionale SPE.
La sessione inaugurale del convegno è stata aperta dai saluti istituzionali del Rettore Virgilio D'Antonio ha posto l'accento su una delle problematiche centrali della giornata, quella dei giovani neolaureati del Mezzogiorno che, nonostante gli eccellenti risultati accademici, sono spesso costretti a emigrare verso il Nord Italia o l'estero per lavoro. A seguire, il Professor Armando Bisogno ha introdotto il concetto di "mobilità" non solo come spostamento fisico, ma come un "sentimento culturale" che gli individui portano con sé. Il Professor Gianfranco Macrì, giurista, ha spostato l'attenzione sulla dimensione umana e sulla "disunità" della persona, mentre Paola Aiello e Maurizio Merico hanno portato i saluti dei rispettivi dipartimenti.
La prima sessione, "Mobilità da Sud e flussi rurali-urbani. Spazi, tempi e concezioni dell'abitare" , coordinata da Stefania Leone e Francesca Bettio, ha visto la presentazione di diversi lavori. Serena Caravella (SVIMEZ) ha parlato di "Un paese due migrazioni", delineando il fenomeno del "migrante moderno": un individuo con meno di trentacinque anni, spesso laureato (soprattutto se donna), con una crescente propensione a mete estere. Andrea Orio ha introdotto il concetto di "restanza", analizzando quei giovani che desiderano restare nel proprio luogo di origine per il benessere fisico e relazionale, e le dinamiche di radicamento nelle aree interne. Fabio Introini e Camilla Valerio hanno presentato un'indagine qualitativa sul significato di "abitare" al Sud, da cui sono emersi temi come la logistica, il benessere e i sentimenti di appartenenza. Antonella Rocca ha discusso i risultati, ponendo domande cruciali sulle condizioni necessarie affinché il "diritto di restare" sia effettivamente realizzabile. È emerso inoltre che il fenomeno della mobilità "trascina" con sé anche gli anziani, che si spostano per ricongiungersi ai figli, evidenziando le trasformazioni della struttura sociale e familiare del Sud.
Il primo è il tavolo "Lo sport come spazio di mobilità: autonomia, inclusione, riconoscimento" (coordinato da Giovannipaolo Ferrari). Da locandina, avrebbe dovuto vedere gli interventi di Flavia Atzori ("Corpi aumentati: tecnologia, disabilità e immaginari del postumano"), Nadia Crescenzo ("Sport e processi educativi: una mappatura tra progettualità europea e buone pratiche territoriali") e Paolo Diana ("Dis-Ability: evidenze e risultati da una ricerca sulle sfide allo stigma della disabilità in ambito paralimpico"). Di questa sessione non vi è traccia nei documenti di sintesi forniti.
Il secondo è il seminario "Quando il campo non è dato: mobilità del campo e interpretazione nella ricerca sociale" (coordinato da Serena Quarta). Da un documento di sintesi separato, è possibile ricostruire i contenuti che sarebbero stati discussi. L'incontro avrebbe offerto una riflessione sulla natura fluida dell'indagine sociologica contemporanea, dove il "campo" di ricerca non è più un terreno statico. Paolo Montesperelli avrebbe dovuto ridefinire il ricercatore come un "viandante" che opera in una Lichtung heideggeriana. Angela Delli Paoli avrebbe analizzato la sfida del digitale, in cui il campo si smaterializza in tracce digitali da ricomporre. Infine, Maria Carmela Catone avrebbe approfondito la metamorfosi del "dato" attraverso tre stadi: il dato costruito, il dato reperito e il dato generato. Anche di questa sessione non risulta documentazione dello svolgimento effettivo.
La prima giornata si è conclusa con la sessione "Mobilità, genere e salute" , coordinata da Giuseppina Cersosimo e Giovanna Truda. Daniela Grignoli ha presentato un caso studio sulla mobilità sanitaria e il lavoro di cura nel welfare territoriale del Molise. Lucia Landolfi ha discusso le conseguenze visibili e invisibili della salute nella mobilità di genere, mentre Carmine Clemente ha analizzato il legame tra mobilità Sud-Nord e disuguaglianze di salute in Italia. Nicola Montagna ha discusso i risultati di questa sessione.
Nella seconda giornata si è tenuta la sessione plenaria "Mobilità ad ostacoli: la dimensione emozionale della disabilità nel Mezzogiorno" , coordinata da Daniela Bandelli e Gennaro Iorio. L'incontro ha delineato una nuova frontiera nell'analisi dell'accessibilità urbana, spostando il baricentro dal dato tecnico-architettonico a quello sociologico ed emotivo. L'obiettivo centrale è stato quello di decodificare come lo spazio pubblico e le politiche di mobilità influenzino non solo gli spostamenti fisici, ma l'identità stessa e il senso di appartenenza dei cittadini con disabilità.
Vincenzo Auriemma ha introdotto il concetto di superamento del mito della "Smart City" come città efficiente, proponendo invece la necessità di progettare città "emotivamente accessibili" , dove la tecnologia sia una chiave sociale e non un fine. È emerso come il "tempo del viaggio" per una persona con disabilità sia un tempo vincolato, carico di incertezza ed esposizione sociale. Una città può dirsi realmente intelligente solo quando permette a chiunque di muoversi senza l'onere di dover continuamente "giustificare" la presenza del proprio corpo nello spazio pubblico.
Francesca Greco ha evidenziato come l'inclusione non sia un processo immediato, ma il risultato di una lenta metamorfosi culturale che coinvolge il "pensiero emozionale" individuale e collettivo, richiedendo interventi di lungo periodo capaci di incidere sulle radici del pregiudizio.
Paolo Iagulli ha messo in relazione la mobilità con i processi generali di integrazione, analizzando le dinamiche emotive che regolano l'accoglienza. È emerso come le reazioni delle comunità locali (verso disabilità o migrazioni) oscillino costantemente tra chiusura e solidarietà, e che la cittadinanza si realizzi solo attraverso pratiche di cura e ospitalità che nascono da una gestione consapevole delle emozioni collettive.
Il convegno ha messo in luce la complessità del fenomeno della mobilità nel Mezzogiorno, intrecciando dimensioni fisiche, emotive, culturali e sociali. È emerso con chiarezza il divario tra formazione e opportunità lavorative territoriali, la necessità di ripensare l'accessibilità urbana in termini emotivi e relazionali, e la rilevanza di fenomeni come le migrazioni giovanili, la "restanza", le disuguaglianze di genere in materia di salute e le trasformazioni delle strutture familiari. Il dibattito ha coinvolto attivamente studenti e ricercatori, confermando l'importanza di una riflessione multidisciplinare sulle sfide che il Mezzogiorno d'Italia è chiamato ad affrontare.

