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Osservatorio Giovani OCPG

Partire, restare, tornare. Giovani, vulnerabilità e pratiche di resistenza nei contesti mediterranei. Letture intersezionali

Il 23 aprile 2026, presso l'Aula Magna dell'Università degli Studi di Sassari, si è svolto il convegno intitolato "Partire, restare, tornare. Giovani, vulnerabilità e pratiche di resistenza nei contesti mediterranei". L'iniziativa ha rappresentato un momento di confronto scientifico sul tema delle condizioni giovanili nei contesti contemporanei, con particolare attenzione all'area mediterranea e alle dinamiche sociali che influenzano le traiettorie di vita delle nuove generazioni.

 

Il fulcro della discussione è stato rappresentato dalle scelte, spesso complesse e condizionate da molteplici fattori, tra partire, restare o tornare. Tali decisioni sono state analizzate non solo come percorsi individuali, ma come espressione di più ampi processi sociali, economici e culturali. In questo senso, il convegno ha posto l'accento sulla dimensione strutturale delle disuguaglianze che incidono sulle opportunità dei giovani, evidenziando come queste siano strettamente legate al contesto territoriale, alle condizioni socio-economiche e alle risorse disponibili.

 

Un aspetto centrale emerso nel corso degli interventi riguarda l'adozione di una prospettiva intersezionale, utile per comprendere come diverse forme di vulnerabilità si sovrappongano e si rafforzino reciprocamente. Le disuguaglianze di genere, le differenze territoriali, le esperienze migratorie e le opportunità educative e lavorative contribuiscono a delineare un quadro complesso, in cui le traiettorie giovanili risultano sempre più frammentate e differenziate.

 

Tra i contributi si evidenziano quelli di Rita Bichi, docente di Sociologia presso l' Università Cattolica del Sacro Cuore e Stefania Leone, direttore Scientifico dell' Osservatorio Giovani OCPG Scienze della Comunicazione Università degli Studi di Salerno, le quali hanno presentato riflessioni basate su ricerche empiriche recenti. I loro interventi hanno evidenziato come, nonostante le condizioni di precarietà e incertezza, i giovani non possano essere considerati esclusivamente come soggetti vulnerabili. Al contrario, essi dimostrano una notevole capacità di adattamento e di iniziativa, sviluppando pratiche di resistenza che si manifestano attraverso nuove forme di partecipazione sociale, strategie di mobilità e percorsi alternativi di costruzione del proprio futuro.

 

 

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