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Osservatorio Giovani OCPG

Giovani e territori rurali: agricoltura, pastorizia e nuove opportunità

Il 13 novembre 2025, presso l'Università degli Studi di Salerno, si è tenuto il seminario "Giovani e territori rurali: agricoltura, pastorizia e nuove opportunità", un nuovo appuntamento del ciclo di incontri promossi dall'Osservatorio Comunicazione Partecipazione Culture Giovanili (OCPG), che si è svolto nell'ambito delle attività dei corsi di Ricerca Sociale e Politiche Pubbliche e di Teoria e Tecniche della Comunicazione Pubblica.

 

Il seminario è stato concepito per analizzare, in chiave critica e interdisciplinare, le opportunità offerte dal mondo rurale alle giovani generazioni, con un focus sui modelli agricoli, sull'innovazione e sulle politiche di sviluppo locale. Le aree rurali sono state presentate come spazi privilegiati per osservare l'interazione tra le politiche pubbliche e il protagonismo giovanile, mentre l'agricoltura e la pastorizia sono state considerate non solo come attività produttive tradizionali, ma anche come strumenti di sostenibilità ambientale, coesione comunitaria e valorizzazione culturale, offrendo ai giovani la possibilità di reinterpretare la ruralità come risorsa economica e sociale.


La Prof.ssa Stefania Leone ha aperto il seminario offrendo un inquadramento teorico e metodologico sul rapporto tra giovani, territori rurali e processi di sviluppo locale. Nel suo intervento ha sottolineato come, negli ultimi anni, la ruralità sia tornata al centro del dibattito scientifico e istituzionale non soltanto per le trasformazioni economiche in atto, ma soprattutto per le nuove forme di partecipazione, innovazione sociale e imprenditorialità promosse dalle giovani generazioni. La professoressa ha evidenziato come le aree rurali rappresentino spazi complessi, caratterizzati da fragilità strutturali, come lo spopolamento, la carenza di servizi e la perdita delle attività primarie, ma allo stesso tempo attraversati da nuove traiettorie di sviluppo. In questo quadro, l'agricoltura e la pastorizia assumono un valore che va oltre la dimensione produttiva, configurandosi come pratiche capaci di generare coesione sociale, tutela del paesaggio, salvaguardia dei saperi tradizionali e nuove opportunità di lavoro qualificato. La Prof.ssa Leone ha inoltre messo in luce l'importanza di leggere tali fenomeni con un approccio interdisciplinare, capace di integrare la sociologia, le politiche pubbliche, l'economia territoriale e gli studi sulla comunicazione. Solo attraverso questa prospettiva è possibile comprendere come i giovani reinterpretino oggi la ruralità, trasformandola in un campo d'azione ricco di significati culturali, professionali e identitari. Concludendo la sua introduzione, la professoressa ha richiamato la necessità di rafforzare strumenti e politiche orientate alla partecipazione e alla governance inclusiva, affinché le comunità locali possano diventare protagoniste attive dei processi di sviluppo. Il seminario, ha sottolineato, nasce proprio con l'obiettivo di offrire uno spazio di confronto critico e informato, utile a interrogarsi sul ruolo dei giovani nella rigenerazione delle aree rurali e sulle opportunità che i territori possono offrire in un'ottica di sostenibilità, innovazione e responsabilità collettiva.

 

Dopo l'inquadramento iniziale curato dai docenti coordinatori, la parola è passata alla Prof.ssa Giorgia Iovino, che ha illustrato le ricerche e le analisi sui distretti rurali e agroalimentari della Campania, spiegando il percorso metodologico seguito. La ricerca si è articolata in due step principali. Il primo ha riguardato l'analisi di contesto, con l'utilizzo di dati prevalentemente archivistici e statistici, finalizzata a mappare il territorio di interesse sotto diversi profili, tra cui quello sociodemografico e le diverse territorializzazioni, come quelle previste dalle normative vigenti e come quelle libere. Il secondo step ha riguardato l'analisi qualitativa, volta ad indagare gli attori effettivamente coinvolti nel distretto, attraverso interviste semi-strutturate e analisi di documenti di policy. La Prof.ssa Iovino ha poi richiamato la normativa di riferimento, citando il Decreto Legislativo 228/2001 e la Legge 205/2017. Dopo aver recepito queste disposizioni, la Regione Campania ha infatti istituito i distretti sul territorio, distinguendoli tra distretti rurali (DIR), orientati allo sviluppo integrato delle aree rurali con funzioni agricole, turistiche e artigianali, e distretti agroalimentari di qualità (DAQ), caratterizzati da una maggiore specializzazione produttiva, da requisiti normativi più stringenti e dalla valorizzazione delle filiere certificate, come DOP, IGP, DOC o biologico. La Prof.ssa Iovino ha quindi illustrato i casi concreti dei distretti beneventani, il DIR Terra Sannita e il DAQ Sannio (vino, olio e ortofrutta), combinando la mappatura GIS con l'analisi qualitativa sul campo. Ha spiegato come la ricerca, attraverso l'analisi di policy e le interviste a testimoni privilegiati, quali Confindustria Benevento e la Camera di Commercio Irpinia Sannio, abbia ricostruito la genesi di questi distretti, evidenziando tuttavia criticità di governance. Dall'analisi è emerso infatti che, nonostante le opportunità normative, la funzionalità dei distretti è spesso compromessa da una logica gerarchizzata, in cui "le decisioni le prendono sempre gli stessi, pochi e sempre gli stessi", escludendo gli attori più deboli e limitando la reale partecipazione al processo decisionale.

 

Successivamente, è intervenuto il Prof. Alfonso Conte, che ha portato una forte riflessione critica sul legame tra lo spopolamento e l'abbandono delle attività primarie. Il Prof. Conte ha sottolineato come la fuga dalle aree rurali sia direttamente connessa alla decadenza dell'agricoltura e della pastorizia, attività che storicamente sono state il pilastro economico e sociale dei territori montani e collinari. Ha poi mosso una critica decisa alla retorica della "tornanza", considerata inefficace, poiché le politiche pubbliche tendono a enfatizzare forme di sviluppo secondarie, pur legittime, come turismo e servizi, ignorando però l'urgenza di investimenti prioritari nel settore primario. Ha evidenziato come, senza dare centralità all'agricoltura e alla pastorizia, anche nell'ambito del PNRR, sia impossibile contrastare efficacemente la tendenza allo spopolamento territoriale.

 

Infine, la parola è passata alla Dott.ssa Daniela Storti, ricercatrice senior del CREA, il cui intervento ha approfondito la natura e le dinamiche dell'agricoltura nelle Aree Interne, territori definiti dalla Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) come distanti dai poli centrali e dai servizi essenziali. La Dott.ssa Storti ha delineato il modello agricolo storico di queste aree, descrivendolo come una vera e propria matrice di identità culturale e come un paradigma agro-ecologico costruito sull'autosufficienza e sull'autoproduzione. Questo modello ha rappresentato per secoli il cuore economico, sociale e culturale dei territori rurali, fondando un legame stretto tra le comunità e il loro ambiente e sostenendo la coesione sociale e la trasmissione dei saperi tradizionali. La Dott.ssa Storti ha poi evidenziato come la Rivoluzione Verde abbia profondamente trasformato questa struttura storica, imponendo logiche di mercato incentrate sull'aumento delle quantità produttive e sulla standardizzazione dei processi. Tale cambiamento ha provocato l'abbandono di molte aree e la rarefazione del tessuto comunitario, contribuendo indirettamente al fenomeno dello spopolamento e alla perdita di alcune forme di capitale sociale tipiche delle comunità rurali. Nonostante queste criticità, la Dott.ssa Storti ha presentato dati che evidenziano come le Aree Interne continuino a rappresentare un terreno fertile per l'innovazione giovanile e femminile. In particolare, le statistiche mostrano una maggiore incidenza di imprese a conduzione giovanile e femminile rispetto ai centri urbani, segnalando che l'agricoltura resta un'opportunità concreta per coloro che scelgono la "restanza attiva", ossia la decisione di rimanere o tornare nei territori rurali per valorizzarli attraverso pratiche sostenibili e innovative. La Dott.ssa Storti ha sottolineato come la centralità dei giovani in questi processi sia cruciale non solo per la sopravvivenza economica delle Aree Interne, ma anche per la rigenerazione culturale e sociale dei territori. L'agricoltura, ha evidenziato, può costituire un vero e proprio motore di sperimentazione sociale, capace di intrecciare sostenibilità ambientale, innovazione tecnologica e valorizzazione delle tradizioni locali. In questo senso, le Aree Interne diventano spazi privilegiati per osservare e promuovere forme di sviluppo che integrino economia, cultura e partecipazione attiva, offrendo ai giovani strumenti concreti per incidere sul proprio territorio e costruire comunità resilienti.

 

L'esperienza del seminario ha offerto una visione dinamica e multidimensionale delle aree rurali, sottolineando come il vero sviluppo non possa prescindere da un modello di governance innovativo e partecipativo. In tale prospettiva, diventa centrale l'ascolto delle comunità locali e la promozione di forme di partecipazione attiva, in cui cittadini e giovani possano contribuire concretamente alle scelte di sviluppo dei propri territori. Fondamentale risulta inoltre il rafforzamento dei settori primari, come l'agricoltura e la pastorizia, non più intesi solo come attività produttive, ma come leve strategiche per la coesione sociale, la tutela ambientale e la valorizzazione culturale dei territori. Superare la logica del finanziamento top down e dei bandi competitivi significa costruire percorsi di sviluppo radicati, capaci di integrare tradizione, innovazione e imprenditorialità giovanile. In questo quadro, la ruralità non è più un limite da colmare, ma un'opportunità da ripensare come laboratorio di sperimentazione sociale, culturale ed economica, dove le politiche pubbliche, l'iniziativa dei giovani e le reti territoriali possano collaborare per generare comunità resilienti, sostenibili e inclusive.

 

 

 

 

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